Torno a scrivere dopo un'estate di lavoro e riflessioni, di pulizie accurate della tana e di maglia a rilento, meditata e un po' faticosa. In queste ultime settimane ho provato diversi filati, che vi mostro in questo collage fotografico, e messo apunto un paio di modelli che a breve saranno disponibili su ravelry e oggetto di laboratori, perciò non perdetevi le prossime puntate.
Nella foto potete socrgere un paio di dettagli dei miei prossimi due cardigan in uscita, quello rosa ha già un nome (che per ora non svelo, ma posso dirvi che è sempre un titolo musicale e, questa volta, anche cinematografico), quello grigio è ancora sui ferri, in attesa del dettaglio che lo renderà unico, ma ha già le idee chiare sulla sua filosofia di vita, sarà versatile e chic. Dalla foto si capisce anche che ultimamente sto lavorando molto volentieri con i filati Katia, di cui vi racconterò a breve.
Nel riquadro in basso a sinistra si nota anche un oggetto misterioso. Non si tratta di un cartoncino, ma di una scatolina personalizzata, nelle prossime puntate parleremo anche di questa.
E non è tutto: l'estate finisce? Diamo il bentornato all'autunno con gli appuntamenti della scuola di maglia dell'orso e dell'associazione fili trame e colori.
I corsi e gli eventi saranno tanti, a partire dall'interessante giornata sugli scialli, un laboratorio di Ivan Lazzaretti, per proseguire con gli Stitch'n'Bitch e i miei corsi: il maglione a puntate (realizzeremo insieme il mio Equinozio d'Autunno in 4 lezioni e il corso di maglia base, per principianti assoluti o quasi. Tutti gli eventi e i corsi si terranno nella sede dell'associazione in vico S. Cristoforo (a Genova, in zona Via Balbi - Stazione Principe). Per informazioni, scrivetemi!
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Filati per l'autunno e corsi in arrivo
mercoledì 31 agosto 2016
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La maglia sul mare
lunedì 27 giugno 2016
Venerdì 24 giugno sono stata ospite di una manifestazione molto interessante. Il festival e del filato di Santo Stefano Al Mare ideato da Emilia di Blasio e organizzato in collaborazione con Woodoostar e con lo sponsor Filati Katia, era alla sua prima edizione. Sono stata molto felice di partecipare, grazie soprattutto alla splendida accoglienza di Emilia, che ha un bellissimo negozio - Le Magie di My Emy - nel centro del borgo marinaro, uno spazio grande, con caratteristici soffitti a volta e tanti, tantissimi gomitoli e accessori (se siete in zona ponente ligure o vi trovate a passarci, fateci un salto, ne vale la pena!).
La giornata è stata piacevole, il clima clemente e il paese, addobbato con tante installazioni di yarn bombing, grazie allo sponsor e al lavoro delle signore della pro-loco (e di Emilia), ci ha accolte con curiosità e simpatia. Molte persone sono venute a osservarci e a fare due chiacchiere mentre sferruzzavamo sotto i gelsi in piazza durante il primo laboratorio.
Dopo una breve pausa pranzo, a base di focacce e frittelle (rigrazie Emilia!), ci siamo trasferite in negozio per il secondo workshop, non senza salutare Valentina Cosciani, più glamour che mai, diretta in gita a Mentone, dopo il suo corso del mattino.
Da My Emy ci aspettavano il ventilatore (necessario, viste le temperature) e una montagna di scatoloni con i nuovi arrivi di filati Katia, inutile dire che qualcuno ha approfittato per fare shopping e io stessa ho già adocchiato un paio di filati che non conoscevo e che devo assolutamente provare quanto prima!
Le foto sono poco affascinanti, me ne rendo conto, non ho avuto il tempo di ritrarre le spiagge, gli scorci suggestivi che il borgo offre, le bancarelle, o di farmi fare una foto con Emilia o con le partecipanti ai corsi, ma la tabella di marcia era impegnativa, ho documentato ciò che potevo e ve ne propongo una selezione.
Vorrei ringraziare Alberto Bana e Filati Katia per l'opportunità, Emilia per l'organizzazione e l'accoglienza, Raffaella di Woodoostar e, soprattutto, le allieve che hanno partecipato con entusiasmo ai miei due corsi, chi da Genova, chi da San Remo e dalla privincia di Imperia, chi da Torino o da Carrù. Grazie mille a tutte, è stato un grande piacere.
19 settembre: il filato che useremo
martedì 8 settembre 2015
Shilasdair, in gaelico, significa giaggiolo acquatico, una specie di iris che preferisce le zone umide, un fiore molto colorato e appariscente. Per chi si trastulla con i ferri invece Shilasdair Luxury DK è un filato meraviglioso, forse il mio preferito in assoluto. Ha una composizione di fibre naturali e pregiate (40% merino lambswool, 40% angora, 10% baby cammello, 10% cashmere). È morbido senza essere scivoloso, ha un lieve alone di pelosità, senza essere peluccoso, ha colori semisolidi, uniti ma non troppo, grazie alla tintura in calderone con colori naturali e proviene dalla mia terra promessa: la Scozia!
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| Foto di Unfilodi Knithouse |
La cartella colori è da restarci secchi, io ci perdo sempre delle ore, sceglierne uno è un'impresa. Vi invito a darle un'occhiata qui. Io amo i colori freddi, infatti ho scelto un bellissimo verde, ma per il prossimo progetto sono indecisa tra un giallo e un rosso... per fortuna ho un po' di tempo per pensarci.
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| Un dettaglio del modello Equinozio d'Autunno in Shilasdair Luxury DK - col. Uig Sea Green |
Se volete provarlo e volete farlo con me, realizzando il maglione del dettaglio qui sopra, andate al box office di Unfilodi Knithouse e acquistate il biglietto per iscrivervi al workshop. Lavorerete con un filato splendido, a un modello davvero interessante (lo so che vi sembro un'esaltata, ma mi piace molto ed è un pattern che mi sta molto a cuore), in compagnia di un orso (questa è la vera stranezza) e di molte persone simpatiche e appassionate.
Ci si vede!
Ci si vede!
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Il filato per Nanuk
mercoledì 28 gennaio 2015
Provare nuovi filati è sempre interesante, se non altro perché noi gomitolare compulsive siamo curiose, ma, quando capitano certi incontri, è amore a prima vista!
Oggi vi presento ufficialmente il filato con cui, chi verrà al WorkShop Midnight Sun da Unfilodi, sabato 31 gennaio, potrà realizzare il mio cardigan polare, Nanuk.
Schoppel Wolle è da sempre famosa per la Zauberball, un filato da calzini, ma non solo, colorato e un po' matto (che mi ha fatto dannare invano durante un viaggio in Germania), ma questa Alpaka Queen è di un altro pianeta. Composta per un 50% da lana vergine e per il restante 50% da Alpaca, grazie a un particolare trattamento, che i produttori definiscono Reggae felting technique (tecnica di infeltrimento Reggae!), ha un aspetto leggermente infeltrito (a vederla sembra quasi una stringa o uno spaghetto alla chitarra), ma al tatto è morbidissima e leggera come una piuma. Fare il campione è stato un piacere, scorre che è una meraviglia. Io ho usato un ferro da 4,5 mm, anche se in etichetta consigliano il 5-6 mm, perché non mi piacciono le texture troppo smollacciose e la mia mano non è delle più strette. Ho ottenuto una maglia rasata compatta ma non troppo, leggera e definita, e sono sicura che renderà altrettanto bene nei punti a trecce.
Anche il colore delle matasse che ho potuto provare è bellissimo, il produttore lo definisce Ocra, ma per me sembra più caramello, insomma, una sfumatura molto interessante e di tendenza. Il resto della gamma si accorda su toni naturali, dal beige al marrone, fino ai grigi. C'è pure il gatto nero sull'etichetta, che mi ricorda di riporre i gomitoli al riparo dal perfido Watson...
Non vedo l'ora di incontrare le coraggiose pioniere che si sono iscritte al mio workshop e di iniziare con loro il mio cardigan da brividi. Per chi volesse partecipare, tutte le informazioni si trovano qui,
mentre i biglietti sono in vendita al Box Office di Unfilodi.
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Novembre: il letargo può attendere
venerdì 7 novembre 2014
Novembre è un mese di preparativi, densissimo d'impegni. C'è un matrimonio da organizzare, con tanti capi da finire per la sposa (segreti, come è naturale, fino al giorno delle nozze!), ci sarà il workshop sui calzini presso il negozio Fonte della Lana (i posti sono andati esauriti in pochissimi giorni!) e ci sono tanti pattern pronti per uscire o in lavorazione e un nuovo entusiasmante progetto, con questa bellissima matassa, realizzata dalle mie mitiche concittadine, le Lanivendole: lana e seta, filata a mano, un caleidoscopio di sfumature sottili ed eleganti, insomma, magica! Se devo essere sincera sono un po' restia a lavorarla, per il timore di rovinarla.
Novembre ci porta anche tre nuovi pattern gratuiti su Crowdknitting, tre progetti interessanti, da scaricare prima che sia troppo tardi.
Ce n'è per tutti: per i bambini del vostro cuore, per le ragazze e le signore alla moda e per le zarine del 2000.
Novembre ci porta anche tre nuovi pattern gratuiti su Crowdknitting, tre progetti interessanti, da scaricare prima che sia troppo tardi.
| Himmelb(l)au, di Giuseppina Flamini |
| Loop... gioielli preziosi, di Ilaria Caliri |
| Barancio, di Valentina Cosciani |
Ce n'è per tutti: per i bambini del vostro cuore, per le ragazze e le signore alla moda e per le zarine del 2000.
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Ultimi giorni
giovedì 24 aprile 2014
Vi ricordate il mio pattern Tutti in riga, realizzato per Crowdknitting con i filati Rowan (Handknit Cotton)? Sarà disponibile ancora per pochi giorni, fino alla fine di aprile, completamente gratis alla sezione pattern di Crowdknitting, poi sparirà per un po' (ancora non so quando e come verrà ripubblicato).
Per questo vi consiglio di correre a scaricarlo, se non siete ancora iscritte a Crowdknitting, fatelo, è una community in italiano, dedicata a noi appassionate di maglia, e sta crescendo.
Il tempo sta per scadere...
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| Tutti in riga - pattern gratuito (filato Rowan Handknit cotton) |
Per questo vi consiglio di correre a scaricarlo, se non siete ancora iscritte a Crowdknitting, fatelo, è una community in italiano, dedicata a noi appassionate di maglia, e sta crescendo.
Il tempo sta per scadere...
Le sferruzzatrici della tavola rotonda
venerdì 11 aprile 2014
Un po' di tempo fa ad alcune di noi sferruzzatrici, blogger, designer di maglia più o meno (e parlo soprattutto per me) affermate, è stata offerta l'opportunità di provare i filati prodotti da un'azienda biellese che, forte di secoli di tradizione familiare nella lavorazione della lana, propone una collezione dedicata all'aguglieria, a noi gomitolare esigenti.
L'azienda è Lanecardate e la collezione, LANECARDATE Handknitting, sono molto interessanti per diversi motivi. Innanzitutto il fatto che le fibre utilizzate siano cardate ha un effetto sulla consistenza del filato che diventa più leggero e morbido, ma anche sulla resa che, a parità di peso è molto più alta di quella di un filato pettinato (si parla del 30% in più). Altra caratteristica da non trascurare è la tracciabilità, certificata dall'organismo TF (Traceability & Fashion). Significa che si può sapere da dove vengono le materie prime utilizzate per produrre il vostro gomitolo, e questo è importante perché è sinonimo di serietà e di attenzione ai diritti dei lavoratori, dell'ambiente e anche degli animali impiegati nel ciclo di produzione. Infine la produzione del filato è fatta totalmente in Italia e anche questo è importante, non per uno spirito autarchico che non mi appartiene, ma perché in un momento in cui si delocalizza per trarre maggiori profitti speculando sui diritti dei lavoratori e sulla possibilità di sottostare a leggi più morbide in tema di sicurezza e di tutela dell'ambiente è indice ancora una volta di serietà e di rispetto.
Per quanto riguarda i filati, non sono brava a scrivere le recensioni e vi rimando a questa pagina del sito di Lanecardate, dove le sferruzzatrici della tavola rotonda hanno espresso le loro opinioni e dove trovate foto e modelli disegnati da alcune di loro (tra cui nientepopodimenoche Emma Fassio). A titolo di chiacchiera davanti a un té caldo (non dico una birra, vista l'ora...), vi posso confidare che il loro Lamora è delizioso, un misto lana e angora morbido e leggermente peloso con una mano eccezionale e che ho amato particolarmente il Donegal, un tweed con una texture interessante e bottoni non troppo invadenti, ma sufficienti ad esempio a illuminare anche il filato nero, un filato adattissimo ai capi maschili, sportivi e unisex (per i quali ho un debole).
L'azienda è Lanecardate e la collezione, LANECARDATE Handknitting, sono molto interessanti per diversi motivi. Innanzitutto il fatto che le fibre utilizzate siano cardate ha un effetto sulla consistenza del filato che diventa più leggero e morbido, ma anche sulla resa che, a parità di peso è molto più alta di quella di un filato pettinato (si parla del 30% in più). Altra caratteristica da non trascurare è la tracciabilità, certificata dall'organismo TF (Traceability & Fashion). Significa che si può sapere da dove vengono le materie prime utilizzate per produrre il vostro gomitolo, e questo è importante perché è sinonimo di serietà e di attenzione ai diritti dei lavoratori, dell'ambiente e anche degli animali impiegati nel ciclo di produzione. Infine la produzione del filato è fatta totalmente in Italia e anche questo è importante, non per uno spirito autarchico che non mi appartiene, ma perché in un momento in cui si delocalizza per trarre maggiori profitti speculando sui diritti dei lavoratori e sulla possibilità di sottostare a leggi più morbide in tema di sicurezza e di tutela dell'ambiente è indice ancora una volta di serietà e di rispetto.
Per quanto riguarda i filati, non sono brava a scrivere le recensioni e vi rimando a questa pagina del sito di Lanecardate, dove le sferruzzatrici della tavola rotonda hanno espresso le loro opinioni e dove trovate foto e modelli disegnati da alcune di loro (tra cui nientepopodimenoche Emma Fassio). A titolo di chiacchiera davanti a un té caldo (non dico una birra, vista l'ora...), vi posso confidare che il loro Lamora è delizioso, un misto lana e angora morbido e leggermente peloso con una mano eccezionale e che ho amato particolarmente il Donegal, un tweed con una texture interessante e bottoni non troppo invadenti, ma sufficienti ad esempio a illuminare anche il filato nero, un filato adattissimo ai capi maschili, sportivi e unisex (per i quali ho un debole).
| Expo 1889, di Maria Modeo - realizzato con Donegal |
Tinto a mano sì grazie
venerdì 4 aprile 2014
Per le laniste accumulatrici di gomitoli e matasse, i tintori indipendenti sono l'ultima frontiera. Dopo aver collezionato e utilizzato (ma solo in parte, mi raccomando) filati prodotti e tinti industrialmente per anni, viene la voglia di sperimentare qualcosa di diverso, unico perché artigianale, perché prodotto in piccole quantità e con amore per il risultato e per il procedimento stesso della tintura. Si potrebbe pensare che un oggetto del genere conservi ancora un po' della scintilla della creatività di chi lo ha tinto, e un po' della felicità che l'artigiano provava nel vedere i colori nascere e mescolarsi sotto i suoi occhi... volo troppo con la fantasia? Può essere, ma intanto andate a dare un'occhiata ai link che vi propongo e ditemi se ho torto.
Chiaroscuro, il negozio di Elbert, con le matasse multicolori che avete visto (e invidiato) nel post sulla giornata della maglia a Piatto.
Janka Handmade & Hand Dyed, la bottega su Etsy della mia conterranea e amica Janka, una ragazza con la passione per i filati e per gli esperimenti con gli ingredienti naturali.
E poi c'è Woollisa (il link porta al suo profilo su Facebook), qui trovate le foto dei suoi lavori sempre molto eleganti e raffinati
Finalmente i filati tinti a mano cominciano a essere prodotti anche sotto casa, non abbiamo più scuse!
Chiaroscuro, il negozio di Elbert, con le matasse multicolori che avete visto (e invidiato) nel post sulla giornata della maglia a Piatto.
| Birdland in Aquilana, dall'eshop di Elbert |
Janka Handmade & Hand Dyed, la bottega su Etsy della mia conterranea e amica Janka, una ragazza con la passione per i filati e per gli esperimenti con gli ingredienti naturali.
| Questa è la sua lana per calzini, tinta con le vinacce di barbera. |
E poi c'è Woollisa (il link porta al suo profilo su Facebook), qui trovate le foto dei suoi lavori sempre molto eleganti e raffinati
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| Ecco un esempio della sua produzione, in merino e seta. |
Finalmente i filati tinti a mano cominciano a essere prodotti anche sotto casa, non abbiamo più scuse!
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Piatto ricco...
martedì 25 febbraio 2014
Vi lascio concludere la frase e, in barba al dulcis in fundo, vi spiego con un'immagine anche il perché di questo titolo: guardate un po' in che razza di meraviglie abbiamo tuffato le nostre mani avide.
Queste sono alcune delle matasse tinte a mano dal nostro mago del colore Elbert Espeleta, le altre ce le siamo portate a casa noi che, dopo le fatiche dei rispettivi corsi e dopo un lauto pasto a base di ottimi prodotti locali, pane fatto in casa, insalata di riso e torte di verdura della mia mamma, ci siamo tuffate nello shopping più sfrenato.
A seguire abbiamo assistito alla lezione di Alice Twain, a cui vanno i complimenti sia per i contenuti della conferenza, sia per la capacità di intrattenere con spirito e competenza (e grande capacità polmonare, aggiungerei) un pubblico numeroso e attento per quasi 2 ore.
Dei corsi non posso dire molto, non ho seguito quello di Natascia Sartini (perché contemporaneo al mio), ma le sue allieve sembravano entusiaste, mi sono divertita a tenere il mio workshop sulle finiture e ho trovato preparate e volenterose le mie corsiste, anche se alla fine eravamo tutte un po' provate perché abbiamo corso e perché le cuciture a punto maglia sono un argomento tosto, ma l'atmosfera era elettrica, piena di ottime sensazioni. C'era anche il sindaco di Piatto che ci scattava fotografie per documentare l'evento!
Devo ammettere che Piatto mi ha stupita: all'arrivo, la vista delle Alpi innevate alle spalle del paese, così vicine e ritagliate sul cielo più azzurro che possiate immaginare, è stata da colpo al cuore e insieme all'accoglienza calorosa, come sempre, mi ha tolto ogni voglia di torrnare in città. Al di là degli aspetti romantici, la biblioteca che ha ospitato il nostro evento è uno spazio molto bello, grande, organizzato e con una gran vista sulla vallata.
Ringrazio con tutto il cuore chi c'era, le allieve per la loro attenzione e pazienza, il Comune di Piatto che ci ha ospitate, Alice Twain ed Elbert Espeleta che hanno accettato il nostro invito, Dea (attivissima nell'organizzazione), Stefania e la sua mamma (con cui abbiamo viaggiato piacevolmente), mia madre (anche e soprattutto per le torte) e Natascia, grande compagna di avventure maglierecce.
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| Notate la scritta sul telo! |
Queste sono alcune delle matasse tinte a mano dal nostro mago del colore Elbert Espeleta, le altre ce le siamo portate a casa noi che, dopo le fatiche dei rispettivi corsi e dopo un lauto pasto a base di ottimi prodotti locali, pane fatto in casa, insalata di riso e torte di verdura della mia mamma, ci siamo tuffate nello shopping più sfrenato.
A seguire abbiamo assistito alla lezione di Alice Twain, a cui vanno i complimenti sia per i contenuti della conferenza, sia per la capacità di intrattenere con spirito e competenza (e grande capacità polmonare, aggiungerei) un pubblico numeroso e attento per quasi 2 ore.
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| Alice Twain in azione |
Dei corsi non posso dire molto, non ho seguito quello di Natascia Sartini (perché contemporaneo al mio), ma le sue allieve sembravano entusiaste, mi sono divertita a tenere il mio workshop sulle finiture e ho trovato preparate e volenterose le mie corsiste, anche se alla fine eravamo tutte un po' provate perché abbiamo corso e perché le cuciture a punto maglia sono un argomento tosto, ma l'atmosfera era elettrica, piena di ottime sensazioni. C'era anche il sindaco di Piatto che ci scattava fotografie per documentare l'evento!
Devo ammettere che Piatto mi ha stupita: all'arrivo, la vista delle Alpi innevate alle spalle del paese, così vicine e ritagliate sul cielo più azzurro che possiate immaginare, è stata da colpo al cuore e insieme all'accoglienza calorosa, come sempre, mi ha tolto ogni voglia di torrnare in città. Al di là degli aspetti romantici, la biblioteca che ha ospitato il nostro evento è uno spazio molto bello, grande, organizzato e con una gran vista sulla vallata.
Ringrazio con tutto il cuore chi c'era, le allieve per la loro attenzione e pazienza, il Comune di Piatto che ci ha ospitate, Alice Twain ed Elbert Espeleta che hanno accettato il nostro invito, Dea (attivissima nell'organizzazione), Stefania e la sua mamma (con cui abbiamo viaggiato piacevolmente), mia madre (anche e soprattutto per le torte) e Natascia, grande compagna di avventure maglierecce.
Ci sono caduta ancora
domenica 12 gennaio 2014
Alcuni mesi fa mi decisi a fare l'inventario di tutti i filati in mio possesso, scoprendo di avere una scorta di circa 18 kg di gomitoli e matasse. Alcune amiche mi diedero della dilettante (chissà quanti ne nascondono loro in armadi e dispense...), ma io pensai che fossero davvero troppi e mi imposi di non comprarne più, se non fosse necessario per qualche lavoro ad hoc o su commissione e ci sono riuscita, fino a ieri.
Poi è bastata una gita nel Biellese per farmi crollare.
Ieri mattina, presto, con un gruppo di 6 liguri assatanate, ho incontrato la mia compagna di avventure maglierecce Natascia e ho visitato spacci di filati: buoni propositi addio! E se il 2013 è iniziato all'insegna di non fare buoni propositi, ecco che il 2014 comincia con il mandarli tutti in vacca (a parte uno, segreto). E mi è piaciuto tanto che sarà l'unica certezza di questo inizio anno!
Così, per documentare il misfatto, ecco la foto delle mie prede, e sappiate che c'è stato chi ha fatto di meglio.
Grazie a Stefania, Janka, Maria, Anna, Antonella, Marina e a Natascia che ci ha fatto da guida per la prima, entusiasmante parte della nostra scorribanda.
Per Silvia: in caso te lo stessi chiedendo, sì, l'alpaca verde acido è per te ;-)
Poi è bastata una gita nel Biellese per farmi crollare.
Ieri mattina, presto, con un gruppo di 6 liguri assatanate, ho incontrato la mia compagna di avventure maglierecce Natascia e ho visitato spacci di filati: buoni propositi addio! E se il 2013 è iniziato all'insegna di non fare buoni propositi, ecco che il 2014 comincia con il mandarli tutti in vacca (a parte uno, segreto). E mi è piaciuto tanto che sarà l'unica certezza di questo inizio anno!
Così, per documentare il misfatto, ecco la foto delle mie prede, e sappiate che c'è stato chi ha fatto di meglio.
Grazie a Stefania, Janka, Maria, Anna, Antonella, Marina e a Natascia che ci ha fatto da guida per la prima, entusiasmante parte della nostra scorribanda.
Per Silvia: in caso te lo stessi chiedendo, sì, l'alpaca verde acido è per te ;-)
Yarn shopping oltre oceano
sabato 18 agosto 2012
Riecco il vostro orso preferito (spero) di ritorno da orsolandia!
Sono stata in Canada, precisamente a Vancouver e Vancouver Island a caccia (fotografica) di orsi, di altri animali e, incidentalmente, di filati e ispirazioni lanose varie.
Avviso alle amiche chic (leggi Tibisay): questo è un post con immagini choc di orso spettinato in tenuta più che sportiva, siete avvisate. Il fatto è che, oltre a non essere un orso troppo attento al look, viaggio solo col bagaglio a mano e la mia fotocamera è molto ingombrante...
Il viaggio è stato breve, ma intenso e fruttuoso. Dal punto di vista delle lanadipendenti (ma anche delle orsodipendenti), il Canada è un paradiso. I negozi di filati sono grandi, fornitissimi, vari e spuntano un po' ovunque. A Vancouver ne ho visitati due, il primo è un negozio dedicato all'artigianato tessile e alla tintura in particolare, ma offre anche una bella selezione di filati (soprattutto grezzi, da tingere) a prezzi non proprio popolari. Si chiama Maiwa e si trova su Granville Island, un quartiere di Vancouver molto particolare, con un mercato vivacissimo e molto colorato.
Il secondo negozio che ho visitato a Vancouver è Urban Yarns, consigliatomi dalla mia amica Karen, piuttosto grande e fornitissimo con filati locali e internazionali (avevano anche qualcosa di italiano...). Dal cesto delle offerte mi sono saltate addosso 4 matasse di Andes della Debbie Bliss, in due sfumature di acqua e turchese, colori che ultimamente mi ossessionano. Ed eccomi qui, sul luogo del delitto.
A Vancouver ci sono moltisismi altri negozi, ma il tempo era tiranno e la parte ursina del viaggio mi reclamava a gran voce. Ciò nonostante, sono riuscita a visitare anche due negozi su Vancouver Island, una grande isola che is trova a poca distanza (circa 2 ore di traghetto) da Vancouver, un paradiso per gli amanti della natura, con chilometri di strade in mezzo agli alberi, città che sanno di frontiera, spiagge deserte, ma anche i suoi bravi negozi di filati con tanto di stitch'n'bitch settimanali (a Genova con 600.000 abitanti no, eh, per carità, che magari ci prendo il vizio...).
Il primo che ho incontrato sulla mia strada è stato Mad about ewe, nella città portuale di Nanaimo: carino, con un nome che si diverte a giocare con le parole (per le amiche che non conoscono l'inglese, ewe si pronuncia come you= tu, ma significa pecora, perciò il suo significato è "pazzi per la pecora") e una bellissima insegna, ma una titolare non troppo cortese, che si è seccata un po' perché ho comprato solo degli aghi (che ci volete fare, il tempo e il bagaglio erano limitati).
Infine, Knits by the sea, un negozio di filati in una città piccolissima quanto graziosa, Tofino, popolata dai surfisti d'estate e dai pescatori di granchi (immagino, oltre che da orsi, foche e balene) per il resto dell'anno. Non sono entrata perché gli orari di apertura non combaciavano con il tempo lasciato a disposizione dalle escursioni naturalistiche e poi perché temevo la disapprovazione della proprietaria, fan dei tacchi a spillo, per il mio look ursino... come vi dicevo all'inizio, viaggio leggera! Ma eccomi qui, in compagnia dell'insegna, davvero notevole.
Negozi di filati a parte, si è trattato di un viaggio molto particolare, che mi ha suggerito idee, colori, immagini che spero di poter imprimere nei miei prossimi lavori.
Sono stata in Canada, precisamente a Vancouver e Vancouver Island a caccia (fotografica) di orsi, di altri animali e, incidentalmente, di filati e ispirazioni lanose varie.
Avviso alle amiche chic (leggi Tibisay): questo è un post con immagini choc di orso spettinato in tenuta più che sportiva, siete avvisate. Il fatto è che, oltre a non essere un orso troppo attento al look, viaggio solo col bagaglio a mano e la mia fotocamera è molto ingombrante...
Il viaggio è stato breve, ma intenso e fruttuoso. Dal punto di vista delle lanadipendenti (ma anche delle orsodipendenti), il Canada è un paradiso. I negozi di filati sono grandi, fornitissimi, vari e spuntano un po' ovunque. A Vancouver ne ho visitati due, il primo è un negozio dedicato all'artigianato tessile e alla tintura in particolare, ma offre anche una bella selezione di filati (soprattutto grezzi, da tingere) a prezzi non proprio popolari. Si chiama Maiwa e si trova su Granville Island, un quartiere di Vancouver molto particolare, con un mercato vivacissimo e molto colorato.
Il secondo negozio che ho visitato a Vancouver è Urban Yarns, consigliatomi dalla mia amica Karen, piuttosto grande e fornitissimo con filati locali e internazionali (avevano anche qualcosa di italiano...). Dal cesto delle offerte mi sono saltate addosso 4 matasse di Andes della Debbie Bliss, in due sfumature di acqua e turchese, colori che ultimamente mi ossessionano. Ed eccomi qui, sul luogo del delitto.
| Non fate caso all'espressione sconvolta, fra jetlag e km fatti per trovarlo, ero in un'altra dimensione! |
Il primo che ho incontrato sulla mia strada è stato Mad about ewe, nella città portuale di Nanaimo: carino, con un nome che si diverte a giocare con le parole (per le amiche che non conoscono l'inglese, ewe si pronuncia come you= tu, ma significa pecora, perciò il suo significato è "pazzi per la pecora") e una bellissima insegna, ma una titolare non troppo cortese, che si è seccata un po' perché ho comprato solo degli aghi (che ci volete fare, il tempo e il bagaglio erano limitati).
Infine, Knits by the sea, un negozio di filati in una città piccolissima quanto graziosa, Tofino, popolata dai surfisti d'estate e dai pescatori di granchi (immagino, oltre che da orsi, foche e balene) per il resto dell'anno. Non sono entrata perché gli orari di apertura non combaciavano con il tempo lasciato a disposizione dalle escursioni naturalistiche e poi perché temevo la disapprovazione della proprietaria, fan dei tacchi a spillo, per il mio look ursino... come vi dicevo all'inizio, viaggio leggera! Ma eccomi qui, in compagnia dell'insegna, davvero notevole.
Negozi di filati a parte, si è trattato di un viaggio molto particolare, che mi ha suggerito idee, colori, immagini che spero di poter imprimere nei miei prossimi lavori.
Ordine nella tana dell'orso
lunedì 1 agosto 2011

La tana dell'orso è molto piccola e fino a poche ore fa era pena di gomitoli e matasse che rotolavano fuori posto, sul divano, su pavimento del soggiorno e nei posti più inaspettati. Ora però lo stash ha una nuova casa: gli scaffali progettati e assemblati dall'altro orso che abita questa tana e dipinti e rifiniti dall'orsa medesima. I cesti, diversi tra loro sia per scelta estetica, sia per aiutarmi a ricordarne il contenuto, provengono da Ikea, i mobili no, sono assi di abete tagliate su misura e unite con viti lunghissime (non credevo che fossero necessarie viti di quelle dimensioni), perché quelli di Ikea erano troppo leggeri e traballanti per la dimora di un plantigrado... non ci andiamo troppo per il sottile con le zampe che ci ritroviamo!
Uno dei cesti contiene i lavori in corso e, quando serve, può essere portato vicino al divano per sferruzzare tranquillamente e poi tornare a posto senza che io debba fare la minima fatica per riordinare.
Dietro il gomitolo 2
mercoledì 30 marzo 2011
Quanti chilomentri percorre un gomitolo? Non saprei ricostruire tutto il viaggio, ma è noto che la maggior parte della lana viene prodotta in Australia o in America del sud e poi va a finire in Cina o in India per essere lavata e lavorata e da qui in tutto il mondo, per essere filata e confezionata e poi venduta.
Questo dovrebbe essere un altro motivo di riflessione per chi acquista filati, insieme ai problemi relativi al controllo sulle emissioni nell'ambiente di sostanze potenzialmente nocive e alle condizioni di chi nel processo lavora materialmente (quali sono gli standard di sicurezza, i livelli di retribuzione?), per non dimenticare il trattamento riservato agli animali (e qui il discorso si fa più misterioso, perchè le pecore non parlano e non hanno blog nei quali lamentarsi dei maltrattamenti che subiscono).
Anche di questo abbiamo parlato a Miagliano. The wool box porta avanti una politica di filiera corta e di ecosostenibilità che non si può non condividere. Le lane prodotte da Biella the wool company provengono da un territorio del raggio di poco più di 20 km dal punto in cui vengono lavorate.
Alcuni giorni fa, in un forum di Ravelry, si parlava di lana autoctona e risorse locali e si rifletteva sul fatto che i prodotti a chilmetro zero corrono il rischio di restare un fenomeno di nicchia, perché non hanno i numeri, perché produrre in un certo modo ha costi che sono fuori dal mercato. Può essere, ma sono sicura che ci si debba pensare. A livello personale credo che il concetto di decrescita sia la chiave, come diceva Alice Twain in una di queste discussioni (spero di non aver frainteso il suo pensiero). Forse sarebbe meglio acquistare gomitoli migliori, più sani per l'ambiente, più sicuri per chi lavora, meno crudeli con gli animali. Avranno un costo maggiore, in ragione del loro valore, della loro qualità e della loro sostenibilità, ma non sarebbe meglio limitare le nostre scorte di filati inutilizzati nelle scatole e negli armadi per avere in cambio tutti i possibili vantaggi di cui ho parlato fin qui?
Questo dovrebbe essere un altro motivo di riflessione per chi acquista filati, insieme ai problemi relativi al controllo sulle emissioni nell'ambiente di sostanze potenzialmente nocive e alle condizioni di chi nel processo lavora materialmente (quali sono gli standard di sicurezza, i livelli di retribuzione?), per non dimenticare il trattamento riservato agli animali (e qui il discorso si fa più misterioso, perchè le pecore non parlano e non hanno blog nei quali lamentarsi dei maltrattamenti che subiscono).
Anche di questo abbiamo parlato a Miagliano. The wool box porta avanti una politica di filiera corta e di ecosostenibilità che non si può non condividere. Le lane prodotte da Biella the wool company provengono da un territorio del raggio di poco più di 20 km dal punto in cui vengono lavorate.
Alcuni giorni fa, in un forum di Ravelry, si parlava di lana autoctona e risorse locali e si rifletteva sul fatto che i prodotti a chilmetro zero corrono il rischio di restare un fenomeno di nicchia, perché non hanno i numeri, perché produrre in un certo modo ha costi che sono fuori dal mercato. Può essere, ma sono sicura che ci si debba pensare. A livello personale credo che il concetto di decrescita sia la chiave, come diceva Alice Twain in una di queste discussioni (spero di non aver frainteso il suo pensiero). Forse sarebbe meglio acquistare gomitoli migliori, più sani per l'ambiente, più sicuri per chi lavora, meno crudeli con gli animali. Avranno un costo maggiore, in ragione del loro valore, della loro qualità e della loro sostenibilità, ma non sarebbe meglio limitare le nostre scorte di filati inutilizzati nelle scatole e negli armadi per avere in cambio tutti i possibili vantaggi di cui ho parlato fin qui?











