100 anni fa

sabato 15 novembre 2014

In questi ultimi anni si è molto discusso di Europa, di euro e di vantaggi e svantaggi legati al far parte della Comunità Europea a all'averne adottato la moneta comune. Un secolo fa, la divisione fra gli stati che compongono questa comunità, il desiderio di espansione, di ridisegnarne confini ed equilibri di potere, generò la prima guerra mondiale, che si portò via 16.000.000 di vite, più o meno equamente distribuite fra militari (più che altro ragazzini mandati a infilzarsi sulle baionette del nemico, su un fronte e sull'altro, senza nessuna speranza di sopravvivere agli assalti, o a marcire in trincea) e civili, vittime dirette del conflitto o delle carestie ed epidemie che ne furono conseguenza.

Lo so che questo è un blog sulla maglia e non voglio deludervi, anche se parlare di ferri e gomitoli in relazione a qualcosa di grave come una guerra può sembrare dissacrante, il fenomeno del lavoro a maglia da casa o negli ospedali per i soldati al fronte aveva assunto un'importanza incredibile, sia per chi combatteva e aspettava di ricevere capi caldi e asciutti per alleviare le sofferenze della vita al fronte, sia per chi cercava di dare il proprio contributo realizzandoli. La croce rossa ebbe un ruolo da protagonista nel coordinare la produzione e la raccolta di decine di milioni di capi (circa 30 milioni tra capi per i militari e per i rifugiati) solo negli Stati Uniti, al grido di Our boys need sox!

Uno dei molti manifesti usati per reclutare volontari

I manifesti che invitavano a lavorare per i soldati sono tantissimi, soprattutto quelli americani, come questo:



Ma anche nel vecchio continente, direttamente colpito dal conflitto, si faceva propaganda al lavorare per i soldati, come dimostrano questi due manifesti francesi.




 

Questo era uno sforzo a cui quasi tutti potevano contribuire, donne, bambini, feriti e veterani, se non ferruzzando, almeno donando filati per la produzione. Il tema era molto sentito nelle scuole, addirittura, il Seattle School Bullettin, nel 1918, pubblicava una canzoncina sul tema:

Johnnie, get your yarn, get your yarn, get your yarn;
Knitting has a charm, has a charm, has a charm,
See us knitting two by two, Boys in Seattle like it too.
Hurry every day, don’t delay, make it pay.
Our laddies must be warm, not forlorn mid the storm.
Hear them call from o’re the sea,
‘Make a sweater, please for me.’
Over here everywhere, We are knitting for the boys over there,
It’s a sock or a sweater, or even better
To do your bit and knit a square.

Fonte:Juli's jots - Sock nostalgia

Le testimonianze fotografiche sono molte e affascinanti, devo confessare che mi ci sono persa.

Feriti che occupano il tempo lavorando a maglia (con ferri e telaio)

Veterani della Guerra Civile, sferruzzano per i soldati a Central Park (1918)
Queste foto dimostrano come i Magliuomini, ormai famosi in tutta Italia, non siano un fenomeno nuovo, ma un gradito ritorno.

All'epoca Ravelry non esisteva, ma i pattern sì, ed erano diffusi dalla Croce Rossa in pamphlet dedicati e dalle riviste femminili o in libri, che proponevano modelli funzionali di calze, passamontagna, scaldamani e maglioni per soldati.


Se ho stuzzicato la vostra curiosità, su internet potrete trovare moltissime immagini sulla maglia ai tempi della Grande Guerra, perfino i pattern, e, se leggete in inglese, vi consiglio il libro No Idle Hands the social history of american knitting (Anne L. Macdonald), dal quale ho tratto i dati relativi ai capi raccolti dalla Croce Rossa americana e che dedica un lungo e interessante capitolo all'argomento, ma, in generale racconta la storia della maglia e delle sue implicazioni sociali, dai tempi della Mayflower ai giorni nostri.



5 commenti:

  1. è sempre affascinante la storia el lavoro a maglia :-)
    Un bel post!

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    1. Grazie Stefi, anch'io trovo che sia così. :-)

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  2. ti ringrazio per l'interessantissimo spunto.

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  3. Molto interessante Grazie! Anna Maria

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